Nell’ultimo decennio, la medicina preventiva ha compiuto enormi progressi nella raccolta dati; i sensori sono diventati più sofisticati, i test più accessibili e i dispositivi per i consumatori più avanzati. La quantità di dati sanitari che una persona media può generare oggi è di gran lunga superiore a quella di soli cinque anni fa.  Tanti  i  sistemi interpretano  i  dati epidemiologici, ma pochissimi offrono una visione olistica della salute. Ecco perché molti ritengono che manchi ancora qualcosa. Non un altro dispositivo indossabile, una clinica o una piattaforma diagnostica, ma un livello superiore che si ponga al di sopra di tutti questi.  Apple Health e Google Health aggregano già grandi quantità di dati. Grande è interesse per la prevenzione finalizzata alla longevità in salute.

E nonostante tutto, nessuno sembra aver trovato la soluzione definitiva. L’idea sembra inevitabile. Ciò che sorprende è quanto ancora sembri incompiuta. La tecnologia sembra più vicina che mai. L’intelligenza artificiale è già in grado di analizzare esami del sangue, interpretare dati provenienti da dispositivi indossabili, riassumere cartelle cliniche e rispondere a domande sulla salute sempre più complesse. In teoria, molti degli elementi fondamentali esistono già.   Se la tecnologia sta progredendo così rapidamente, perché le opportunità di realizzare sistemi  veramente realizzati a livello di popolazione sembrano ancora abbastanza modesti. Si presume che la parte difficile sia interpretare i dati, ma nella  pratica, l’interpretazione è rilevante solo se l’utente ci crede. E’ carente il trasferimento della nozione validata alla realtà medico-sanitaria. Il cittadino poco o male informato non ha fiducia e non realizza quanto è consigliato dalle ricerche.

La fiducia nella propria salute non si crea attraverso una dashboard, ma con  interazioni ripetute, contesto, esperienza vissuta e piccoli momenti in cui il sistema si dimostra utile nel tempo. Una volta passati dalla semplice raccolta dati alla guida delle decisioni, la posta in gioco a livello emotivo e comportamentale diventa molto più alta.  Le persone non si limitano a chiedersi se il sistema sia tecnicamente corretto: non si fidano abbastanza da cambiare il modo in cui dormono, mangiano, si allenano, effettuano test, assumono integratori o cercano cure.

Ecco perché questo diventa più di un problema di intelligence e di relazione molto difficile .

L’azienda che si guadagna la fiducia delle persone è quella che si integra così profondamente nella routine di una persona che la sua guida inizia a sembrare credibile, personalizzata e difficile da sostituire. Emergono problemi di marketing e anche di relazioni.

.Le app e le piattaforme diagnostiche sono le più accessibili: hanno il costo  più basso, la distribuzione più rapida e la capacità di raggiungere milioni di persone in poco tempo. Ma i costi di passaggio sono bassi;  i dati   diventino rilevanti se  longitudinali. I dispositivi indossabili sono più intimi. Indossati sul corpo, acquisiscono dati passivi e creano interazioni quotidiane. Col tempo, questo crea abitudine. Li controlli senza pensarci. Diventano parte della tua routine e, in alcuni casi, parte della tua identità. Questo crea un livello di relazione più solido, ma introduce anche dei limiti in termini di fidelizzazione e cicli di vita dell’hardware.

La maggior parte delle persone interagisce in modo episodico; inoltre ogni modello è ottimizzato per un diverso tipo di relazione: le app ottimizzano la portata, i dispositivi indossabili ottimizzano l’abitudine e i luoghi ottimizzano la profondità. Nella figura che segue sono indicati i tanti aspetti delle tecnologie preventive che sempre di più dovrebbero aiutare a ridurre gli anni vissuti con disabilità e non autosufficienza (che tendono a non diminuire).  E’ carente la fiducia (settore 3) : il risultato complessivo delle misure preventive ne risente; manca una guida di riferimento che abbia autorità e la fiducia degli utenti. Vedi: https://www.masters-of-longevity.com/article/the-missing-layer-in-preventive-health-8a3ea781.    La fiducia nella sanità sta subendo un calo significativo. In Italia, i dati indicano che la fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale è scesa al 58%, con un aumento della sfiducia. Le cause principali includono i lunghi tempi di attesa, la disinformazione online e una relazione medico-paziente a volte compromessa.

 

Potrebbe essere un contenuto grafico raffigurante il seguente testo "The Missing Layer in The gap is no longer data collection, but trusted guidance. Preventive Health 9 Data Datacollection collection Aggregation Relationship Interpre ility Perso"

I fattori chiave di questa crisi si dividono in tre aree principali: Il progressivo deterioramento della sanità pubblica ha portato al 70% dei cittadini a rinunciare o posticipare cure ed esami a causa delle lunghe liste d’attesa.  L’accesso a fonti non certificate e un’eccessiva quantità di informazioni mediche online spesso generano confusione e riducono l’affidabilità percepita della scienza.

La crescente mercificazione della salute (es. marketing aggressivo per cure private) ha trasformato la professione medica da vocazione a vero e proprio business. E’ ancora modesta  la partecipazione del cittadino alle proposte preventive di salute nel corso della vita necessarie per vivere più a lungo, ma in salute: un risultato con implicazioni socio-sanitarie molto rilevanti.

Sono state sperimentati con un certo successo strumenti digitali per modificare i comportamenti nell’ età media allo scopo di rallenta la comparsa della fragilità (Age & Ageing  2026; 66).

 

 

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