Negli ultimi anni sta crescendo sempre di più la necessità di implementare l’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito sanitario, si veda questo articolo di approfondimento >> link diretto. La virtual care sembra la risorsa più rilevante fra quelle non adeguatamente utilizzate: la sua capacità operativa così come la sua efficacia sono state dimostrate durante la pandemia da Covid-19, anche in Italia; risulta pertanto importante implementare le visite telematiche nelle loro diverse forme anche in Geriatria. Questo obiettivo dipende soprattutto dai medici che rappresentano la chiave per inserire questa nuova modalità professionale nella pratica clinica; è richiesta anche la partecipazione degli utenti e la collaborazione delle farmacie o di altre strutture territoriali. È stato dimostrato in Canada (una particolare realtà sanitaria) che i servizi urgenti online non riducono gli accessi ai Pronto Soccorso degli ospedali; anche il triage telefonico non ha dato buoni risultati. Pertanto, si deve disporre anche dei global data con valutazione complessiva dell’utente prima della consultazione online (link articolo). Purtroppo le banche dati mediche e sociali non sono ancora facilmente disponibili nelle diverse regioni italiane e non sempre utilizzano linguaggi idonei al possibile impiego della intelligenza artificiale, destinata a diventare un ausilio fondamentale per corrette decisioni diagnostiche e terapeutiche. È evidente che il medico e l’infermiere devono essere addestrati adeguatamente nei rispettivi corsi di laurea all’utilizzo della telemedicina. Altrettanto fondamentale è la partecipazione dell’utente e dell’eventuale caregiver a questa nuova metodologia di visita medica, che richiede un centro di ascolto qualificato con la disponibilità di banche dati aggiornate che riguardano i pazienti (per esempio quella dei fascicoli sanitari elettronici) e anche procedure per utilizzare adeguatamente l’intelligenza artificiale applicata alla medicina. Il percorso sembra particolarmente lungo e difficile, soprattutto perché gli strumenti da utilizzare in telemedicina sembrano difficilmente distribuibili; ci si augura che tali ostacoli possano essere superati, anche con l’aiuto delle farmacie, che potrebbero essere una sede appropriata per la loro distribuzione (noleggio) e manutenzione. Gli interventi della telemedicina sono vari: molto importante il monitoraggio continuo degli anziani che vivono soli e godono ancora di discreta autosufficienza, con interventi che riguardano la prevenzione, le cure e anche la riabilitazione. Con la telemedicina si potrebbe assicurare la continuità curativo-assistenziale di buona qualità che è un obiettivo fondamentale della Geriatria. Il teleconsulto è l’aspetto maggiormente tecnico che richiede attrezzature idonee e telecamere adeguate oltre alla partecipazione del paziente e dell’eventuale caregiver e sembra particolarmente qualificato nei setting di cure intermedie come le RSA (link articolo). In Italia sono previsti investimenti nel settore della telemedicina, anche se nel 2024 i risultati sono ancora modesti. In Francia è attivo un progetto nazionale (link articolo) e è dimostrato che la popolazione anziana che vive in zone rurali potrebbe avere particolari benefici (link articolo). Al momento, nei CdL di Medicina e Chirurgia mancano iniziative educative e professionalizzanti anche se il tema della telemedicina è di estrema rilevanza; servirebbero ambulatori-laboratori di insegnamento attrezzati per realizzare le attività più importanti di teleconsulto, magari realizzati in una struttura residenziale o RSA, adibita all’insegnamento-aggiornamento. Per definizioni riguardanti le attività medico-sanitarie associabili alla telemedicina si veda il sito del Ministero della Salute dedicato al tema >> link diretto. Un’altra tecnologia sempre più applicata alla Medicina e alla Sanità è l’intelligenza artificiale (IA). L’introduzione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale rappresenta senza dubbio un grande valore aggiunto sotto tanti punti di vista, ma porta con sé anche alcuni rischi per la sicurezza del paziente che non possono essere ignorati. Si veda questo articolo pubblicato nel 2024 su JAMA Health Forum >> link diretto. Gli autori ricordano che per trasformare in realtà i potenziali benefici dell’IA e ridurre il rischio è necessario sviluppare e mettere in atto misure di garanzia della sicurezza dei pazienti e prevenire danni quali, solo per citare un esempio, diagnosi mancate o errate e scelte Società Italiana di Gerontologia e Geriatria Manuale di Competenze in Geriatria terapeutiche non corrette. L’interesse per l’applicazione dell’IA in ambito sanitario è molto alto e non ha confini di sorta. Il Presidente degli Stati Uniti ha emanato un ordine esecutivo (2023) che prevede l’istituzione entro un anno di un programma di sicurezza dell’IA. Ci sono alcune raccomandazioni su cosa prendere in considerazione nella creazione di questo programma: la creazione di linee guida, il monitoraggio attento e continuo dei tool di IA e l’implementazione di sistemi di tracciabilità dell’applicazione dell’IA. Nel gennaio 2024 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha pubblicato il documento “AI in health huge potential, huge risks” nel quale si descrivono pro e contro e le sfide aperte dell’IA in Sanità. Anche in Italia ci si sta muovendo per cercare di ottenere il massimo dall’IA senza rinunciare alla sicurezza dei pazienti come dimostra, per esempio, un documento del Ministero della Salute datato 2021 nel quale si discute dei sistemi di IA come supporto alla diagnostica. Nel panorama sanitario italiano non sono attualmente presenti applicazioni di AI che mettano a medio-alto rischio i pazienti; molte delle esperienze di IA in ambito sanitario in Italia riguardano aspetti organizzativi e gestionali degli ospedali o processi e procedure diagnostiche. Nel determinare l’uso dell’IA in Sanità in Italia, il contesto regolatorio nazionale (che rispecchia quello europeo) gioca un ruolo di primo piano. I sistemi di IA sono infatti considerati come dispositivi medici e l’attuale regolamentazione richiede prove di sicurezza decisamente solide, soprattutto per quegli strumenti che mettono la salute delle persone a medio e alto rischio. L’intelligenza artificiale può migliorare la salute e il benessere degli anziani e ha il potenziale per assistere e migliorare l’assistenza infermieristica. Negli ultimi anni, la ricerca in questo settore è aumentata, anche se lo sviluppo della ricerca e la cooperazione tra paesi/regioni e istituzioni sono limitati. In futuro, il rafforzamento della cooperazione e della comunicazione tra diversi paesi/regioni e istituzioni potrebbe guidare ulteriormente la crescita di questo settore. Servono informazioni necessarie per comprendere lo stato attuale, le reti collaborative e i principali punti della ricerca nel settore. I robot potenziati con l’intelligenza artificiale potrebbero un giorno aiutare ad alleviare l’epidemia di solitudine, come suggerisce un nuovo rapporto dei ricercatori, apparso nel numero del 12 luglio di Science Robotics, che elenca alcune delle considerazioni etiche ed esorta le parti interessate a riunirsi per sviluppare rapidamente linee guida sul tema, proponendo inoltre un nuovo modo per misurare se effettivamente un robot sta aiutando qualcuno. Comunque l’IA sarà sicuramente utilizzata in diversi settori della Geriatria: un progetto di ricerca recente cercherà di migliorare le conoscenze nel settore del declino cognitivo dell’anziano (articolo di riferimento >> link diretto). La Geriatria si gioverà assai se riuscirà ad utilizzare le risorse della IA, intanto si potrebbe utilizzare maggiormente le risorse disponibili come quelle che consentono di valutare le caratteristiche del cammino, la sua velocità, il numero giornalieri dei passi e anche il rischio di caduta: molti smartphone possono fornire queste risposte come ad esempio l’iPhone che invia messaggi per segnalare l’eventuale alto rischio di caduta. Sono tantissimi gli smartwatch che controllano la frequenza cardiaca giorno e notte, il tempo di recupero, il sonno e la sua qualità in termini di sonno profondo e sonno REM; alcuni sono in grado di registrare una derivazione dell’ ECG (D1) al bisogno. (da SIGG)
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