Il progetto PaRIS (Patient-Reported Indicator Surveys) dell’OCSE è particolarmente interessante perché misura ciò che riferiscono direttamente i pazienti con patologie croniche: stato di salute, benessere, esperienza di cura, fiducia nel sistema sanitario e capacità di autogestione.

Per l’Italia, le conclusioni principali sono piuttosto articolate.

Punti di forza

Ottima coordinazione percepita delle cure

  • Il 72% dei pazienti cronici riferisce una buona coordinazione assistenziale contro il 59% della media OCSE.

Buona assistenza centrata sulla persona

  • L’87% riporta esperienze positive di cura “person-centred”, in linea con i migliori Paesi OCSE.

Supporto all’autogestione

  • Il 67% dei pazienti afferma di ricevere un adeguato sostegno per gestire la propria salute, leggermente sopra la media OCSE.

Revisione delle terapie

  • Il 76% dei pazienti con multimorbilità severa ha avuto una revisione dei farmaci nell’ultimo anno, valore in linea con la media OCSE.

Criticità

Benessere e qualità della vita inferiori alla media

  • Solo il 62% riferisce un buon livello di benessere contro il 71% della media OCSE.

Salute fisica meno favorevole

  • 66% contro 70% della media OCSE.

Scarsa fiducia nelle proprie capacità di autogestione

  • Solo il 24% si dichiara veramente sicuro di saper gestire la propria salute, contro il 59% della media OCSE.

Visite troppo brevi e poco follow-up

  • Solo il 23% dei pazienti con multimorbilità è seguito in strutture che prevedono controlli regolari superiori a 15 minuti, contro il 46% della media OCSE.

Grave ritardo digitale

  • Solo il 13% dei pazienti è seguito in strutture capaci di scambiare cartelle cliniche elettronicamente.
  • Solo il 5% si sente capace di utilizzare informazioni sanitarie reperite online per prendere decisioni sulla propria salute.

La conclusione più interessante:

Il messaggio implicito del PaRIS è che la gestione delle malattie croniche non può essere valutata soltanto con indicatori clinici tradizionali, ma deve includere:

  • benessere percepito,
  • funzione fisica,
  • salute mentale,
  • partecipazione sociale,
  • capacità di autogestione,
  • coordinazione delle cure.

Questo è molto vicino alla logica della CGA (Valutazione Multidimensionale Geriatrica) e ai concetti di Intrinsic Capacity dell’OMS.

I risultati italiani suggeriscono che il problema non è tanto l’accesso alle cure, quanto la mancanza di strumenti che aiutino il cittadino a seguire nel tempo la propria traiettoria di salute. I dati PaRIS rafforzano l’idea che un   fascicolo sanitario elettronico (FSE) orientato a PROMs, traiettorie, autovalutazioni periodiche e supporto alla multimorbilità potrebbe colmare molte delle criticità evidenziate dall’OCSE.

Il PaRIS suggerisce che all’anziano e al paziente cronico non basta chiedere: “Quali malattie ha?”; bisogna chiedere anche: “Come sta vivendo? Quanto funziona? Quanto è autonomo? Quanto si sente capace di gestire la propria salute?” Questa è esattamente la prospettiva della geriatria moderna.

(AI)

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