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NEGLIGIBLE SENESCENZA o SENESCENZA TRASCURABILE : CONOSCENZE CHE AIUTERANNO A RITARDARE I PROCESSI DELL’ INVECCHIAMENTO E LE MALATTIE ASSOCIATE ?

il termine negligible senescence è stato coniato dal biogerontologo Caleb Finch per indicare  organismi viventi che mostrano poco evidenti segni di senescenza (deterioramento biologico legato all’invecchiamento), come la riduzione misurabile delle capacità riproduttive o funzionali, oppure l’aumento del tasso di mortalità correlato all’età.

Ci sono molte specie nelle quali non è stato osservato un tasso di mortalità crescente dopo la maturità. Questo potrebbe però anche solo significare che la durata della vita dell’organismo studiato è talmente lunga che non è stato possibile studiarlo per un tempo sufficiente a misurare un cambio apprezzabile della mortalità; ad esempio si credeva che le tartarughe invecchiassero , ma studi maggiormente protratti hanno potuto rilevare prove di una diminuzione della forma fisica con l’età. Si veda: Finch, Caleb Ellicott.,Longevity, senescence, and the genome, Pbk. ed, University of Chicago Press, 1994, pp. 206-247

Si deve  ricordare la senescenza cellulare : In risposta allo stress o al danno cellulare, le cellule proliferanti possono manifestare  un programma specifico con arresto del ciclo cellulare a lungo termine, chiamato senescenza cellulare. L’accumulo di cellule senescenti avviene con l’invecchiamento dell’organismo e anche attraverso la continua coltura in vitro. Le cellule senescenti influenzano molti processi biologici, tra cui lo sviluppo embrionale, la riparazione e rigenerazione dei tessuti, la soppressione del tumore e l’invecchiamento. I segni distintivi delle cellule senescenti includono  una maggiore attività della β-galattosidasi associata alla senescenza (SA-β-gal); livelli p16INK4A, p53 e p21; livelli più elevati di danno al DNA, incluso γ-H2AX; la formazione di focolai di eterocromatina associati alla senescenza (SAHF); e l’acquisizione di un fenotipo secretorio associato alla senescenza (SASP); quest’ultimo è caratterizzato dalla secrezione di numerose citochine pro-infiammatorie e molecole di segnalazione.

Studi su animali con senescenza trascurabile potrebbero far emergere informazioni utili a comprendere meglio i processi propri dell’invecchiamento biologico. La stessa esistenza di tali organismi è un classico argomento a favore delle ricerche che vorrebbero rallentare la senescenza umana grazie a mezzi artificiali. Studi recenti hanno indicato una connessione tra i fenomeni legati a una senescenza trascurabile con una generale stabilità del genoma dell’organismo, specialmente nei processi di trascrizione, durante la durata della sua vita.

In natura ci sono interessanti particolarità: alcuni animali sembrano essere immuni dal cancro. Tra questi figurano gli elefanti, i quali a dispetto della loro longevità e delle imponenti dimensioni, raramente contraggono il cancro . Indagando la causa di tale immunità, i ricercatori hanno scoperto il segreto di questo “superpotere”: la presenza nel loro organismo di ben 20 coppie del gene p53, noto per essere in grado di sopprimere le cellule cancerose e arrestare sul nascere le mutazioni genetiche che danno origine alla patologia. Di questo gene, gli esseri umani hanno solo una coppia. Questo dato, anche preso singolarmente, potrebbe fare luce sul perché solo il 5% degli elefanti contrae il cancro nel corso della propria vita, rispetto al 17% degli esseri umani. Un recente studio, tuttavia, ha individuato un secondo fattore che protegge i pachidermi dai tumori: un autentico gene anti-cancro. L’unità ereditaria portatrice di tale capacità si atteggerebbe a zombie, tornando in vita dopo la propria “morte” per difendere l’organismo dall’assedio del tumore.   Quindi il DNA degli elefanti africani possiede 20 coppie (quindi 40 alleli) di uno dei più potenti geni soppressori tumorali, noto come p53 (o TP53). Quello degli elefanti asiatici ne ha da 30 a 40 coppie; quello degli esseri umani, una sola coppia (due alleli). Quando una cellula subisce un danno genetico che la rende potenzialmente cancerogena, il p53 inibisce la sua divisione finché il guaio non è sanato, o ne incoraggia il suicidio per evitare che il danno si espanda.

Strategie per realizzare (ingegnerizzare) la senescenza trascurabile con strategie varie è l’ obiettivo di SENS – https://www.sens.org – che punta alla realizzazione della  medicina rigenerativa cioè alla riparazione dei tessuti anche quelli invecchiati.  Queste terapie hanno l’ obiettivo di mantenere anche una condizione  di senescenza trascurabile  e di dilazionare la comparsa delle malattie associate all’ età che sono influenzate dai processi di invecchiamento. Molta letteratura ritiene che SENS non abbia a disposizione tecnologie adeguate a realizzare gli ambiziosi obiettivi citati e che proponga più fantasia che scienza.

Una figura classica di SENS  indica  le strategie disponibili nell’ arco della vita per affrontare e contrastare i “danni” responsabili dell’ aging; per ora i Geriatri sono attivi solo in presenza di patologie manifeste; il comportamento e la tempestività dovrebbero cambiare disponendo di opportune conoscenze e tecnologie.

La durata della vita delle varie specie animali varia grandemente e anche per questo esse sono oggetto di ricerche sempre più approfondite  https://www.embopress.org/doi/full/10.15252/embr.201540606 per individuare quali  meccanismi consentono ad alcune specie di realizzare la negligible senescence e anche per cercare eventuali terapie da utilizzare nell’uomo con intenti anti-aging.

Le caratteristiche biologiche delle cellule sono certamente alla base di queste peculiari  citate proprietà che per ora non sono  utilizzate nella clinica: anche la senescenza cellulare è alquanto trascurata come parametro di laboratorio

Altri aspetti sono particolarmente interessanti: la capacità di memoria nel genere umano diminuisce con l’età: circa il 40% delle persone di età pari o superiore a 65 anni ha una compromissione della memoria associata all’età e circa l’1% di questi casi evolve in demenza ogni anno. “SuperAgersTrusted Source” è un termine che fa riferimento  a individui di età pari o superiore a 80 anni che ottengono punteggi prestazionali simili a individui di età compresa tra 20 e 30 anni più giovani nei test di memoria.

I ricercatori hanno valutato autopticamente 24 cervelli, di cui sei di persone  “SuperAgers”: questi ultimi avevano neuroni più grandi delle persone di quasi 60 anni più giovani. Hanno concluso che sono necessarie ulteriori ricerche per capire le ragioni delle dimensioni di questi neuroni più grandi che  probabilmente sono collegati alla grande capacità di memoria caratteristica dei SuperAger. Ulteriori studi su come i SuperAger mantengono nel tempo  la loro capacità di memoria potrebbero aiutare a sviluppare strategie e trattamenti preventivi per il declino cognitivo.  La ricerca pubblicata su Journal of Neuroscience rileva che  i neuroni di SuperAgers sono più grandi di quelli di età compresa tra 20 e 30 anni più giovani e che erano privi di  grovigli di tau, un segno distintivo del morbo di Alzheimer.

Per ragioni che rimangono sconosciute, le popolazioni cellulari nella corteccia entorinale (ERC) sono selettivamente vulnerabili alla formazione di ‘grovigli tau’ durante il normale invecchiamento e nelle prime fasi del morbo di Alzheimer .

In questo studio, l’atrofia neuronale nell’ERC sembra indicatore caratteristico del morbo di Alzheimer con processi che portano alla compromissione della memoria in età avanzata.

Questo fattore è fondamentale anche per l’identificazione precoce dell’Alzheimer, il monitoraggio del suo decorso e anche per  la guida del trattamento.

 

 

 

 

 

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