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VALUTAZIONE DELLA DISAUTONOMIA

si puà fare compilando con attezione la scale segente

IPOTENSIONE ORTOSTATICA                   0   1   2

SINTOMI GASTRICI  a                                   0   1   2

DISORDINI INTESTINALI b                         0   1   2

ALTERATA SUDORAZIONE c                      0   1   2

MINZIONE MODIFICATA  d                         0   1   2

IMPOTENZA  e                                                   0   1   2

SISTEMA CARDIORESPIRATORIO f            0   1   2

0 assente; 1 presente ma di scarsa entità; 3 presente

 

a.nausea, vomito, ripienezza; b varia in transito Intestinale con diarrea notturna, incontinenza fecale; c.iperidrosi e ipoidrosi; d.ritenzione o incontinenza;  e.nell’uomo; f. la variabilità della frequenza cardiaca si riduce, incidenti da anestesia

 

Questa scala proposta da Kennedy Diabetes Care 1989; 12: 399  valuta la presenza di disautonomia : sarà severa disfunzione se il punteggio è da 4 o più, se 1-3 la disautonomia è modesta. La presenza di ipotensione ortostatica è rilevante e deve essere completata  con la valutazione della variabilità della frequenza cardiaca (HRV)  durante  respirazione profonda; rilevante anche la presenza di ipertensione arteriosa in clinostatismo.

La variabilità della frequenza cardiaca (FC) mediata dalla respirazione è l’indice più utilizzato per la valutazione della funzione parasimpatica cardiaca; questo parametro  risulta infatti prevalentemente mediato dall’attività vagale. La misura più comunemente utilizzata è l’ampiezza della variazione battito-battito tra la fase inspiratoria e quella espiratoria. Ulteriori misurazioni sono rappresentate dalla deviazione standard dell’intervallo R-R e dal rapporto tra fase espiratoria ed inspiratoria (E:I ratio). La manovra è eseguita in posizione supina, facendo compiere al soggetto 6 cicli respiratori in un minuto. La frequenza e la profondità del respiro sono in grado di influenzare questa risposta. Esiste inoltre una chiara relazione tra età e variabilità di FC: la risposta cronotropa alla respirazione profonda diminuisce con l’aumentare dell’età. Una differenza di 14 bpm tra fase inspiratoria ed espiratoria rappresenta il cut-off del  quinto  percentile in pazienti di entrambe i sessi di età 10-29 anni; il valore diventa  12 bpm in età 30-39 anni, 10 bpm in età 40-49 anni, 9 in età 50-59 anni e  7 in età 60-69 anni.

 

L’ invecchiamento di associa ad un alterato controllo autonomico della attività cardiaca con risposta modificata β adrenergica della frequenza cardiaca; questo aspetto si accentua in presenza di scompenso cardiaco.

 

Esistono applicazioni per lo smartphone che consentono di  valutare la HRV in condizioni di respirazione controllata.

 



La narrativa riguardante l’invecchiamento nel XXI secolo vede la crescente ricerca sui processi dell’invecchiamento e sulle modalità di viverlo in buona salute e anche la costatazione che l’età non è sinonimo di cattiva salute.

C’è però la preoccupazione di incombenti costi economici derivanti dall’ assistenza a un numero crescente di persone anziane con bisogni curativi ed assistenziali sempre più complessi. Queste due narrazioni sono difficili da coniugare. Anche il nome di assistenza a lungo termine (Long-term care) è in contrasto con l’economia politica neoliberista a breve termine e, di conseguenza, è generalmente poco considerata dai governi. Molte società s considerano gli individui solo come contributori all’economia; così hanno svalutato le persone anziane, che diventano un peso; lo dimostra il fatto che ad aprile 2020 solo cinque paesi avevano i dati sulle persone anziane che vivevano nelle residenze e sui tassi di infezione da COVID-19; durante COVID-19 alcuni si sono chiesti il perché si danneggia l’economia per aiutare e curare membri della società economicamente inattivi. Si deve ricordare che tra il 2008 e il 2018 le persone di età superiore ai 55 anni hanno rappresentato il 79% della crescita dell’occupazione nei paesi OCSE; è dimostrato che le attività lavorative di mercato e le attività non di mercato degli anziani (volontariato, assistenza) rappresentano una buona proporzione del prodotto interno lordo in molti paesi. Ma indipendentemente dagli aspetti economici, ci si chiede se vogliamo vivere in un mondo in cui tutte le vite sono valutate allo stesso modo..

Le residenze per anziani di vario tipo non hanno origini socialmente e medicalmente qualificate; nel Regno Unito, durante il 1800 le persone anziane che non potevano mantenersi finanziariamente o non avevano una famiglia che si prendesse cura di loro venivano ospitate in case di lavoro – istituzioni che Thomas Wakley definì “le anticamere della tomba”. In Inghilterra già un secolo fa questi edifici furono trasformati in residenze per anziani. Per fortuna, le condizioni sono migliorate, ma molte residenze non sono ancora qualificate né a prendersi cura né a essere una casa, nel senso emotivo e della bitabilità: così che gli ospiti non hanno il controllo del loro ambiente e non si sentono al sicuro.

L’International Long-Term Care Policy Network (una collaborazione di ricercatori) ha valutato che in 21 paesi quasi la metà di tutti i decessi per COVID-19 sono avvenuti in residenti in strutture per anziani (sebbene i dati siano scarsi e misurati in modo non sempre chiaro). COVID-19 è stato collegato alla morte di oltre il 4% della popolazione che vive in residenze negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Spagna e in Belgio; in Italia i dati sono incerti: così le residenze per anziani case non possono certamente state sicure nel corso della pandemia. Le raccomandazioni su come gestire il COVID-19 nelle residenze per anziani non sono mancate https://www.ecdc.europa.eu/en/healthcare-associated-infections-long-term-care-facilities; ma i servizi sanitari nazionali e regionali hanno commesso errori.

Su The Lancet, un documento politico che esamina il sistema di assistenza a lungo termine della Cina evidenzia problemi globali : un settore di assistenza istituzionale in rapida crescita, spesso privato, il lento e piccolo sviluppo dell’assistenza domiciliare e basata sulla comunità (nonostante il desiderio di aumentare assistenza sanitaria, anni di misure politiche contrastanti hanno di fatto incentivato l’assistenza istituzionale), monitoraggio dei dati inadeguato, carenza di forza lavoro, scarsa regolamentazione, cattiva governance e mancanza di finanziamenti organizzati.

Il mondo sta iniziando a rendersi conto dell’importanza di un invecchiamento in salute. La 73a Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato il Decennio dell’invecchiamento in buona salute 2020-2030 e un’ampia agenda (comprese le linee guida sull’assistenza a lungo termine) che mirerà ad allungare il tempo che le persone anziane trascorrono in buona salute, ad esempio aumentando la durata della salute, piuttosto che la durata della vita. The Lancet Healthy Longevity, una rivista clinica che si occupa di tutti gli aspetti dell’invecchiamento in buona salute, ha recentemente pubblicato il primo numero.

Con l’impegno politico e accademico (sempre modesto in Europa) su questo aspetto dell’invecchiamento, si dovrà conciliare ed accettare l’inevitabile esigenza che un numero crescente di persone avrà bisogno di cure geriatriche specifiche man mano che invecchiano. L’assistenza a lungo termine deve valorizzare il patrimonio, l’esperienza e il contributo degli anziani e vederli come individui che fanno parte di una rete sociale più ampia e solidale. Alcuni paesi lo fanno già: la Danimarca ha smesso di costruire simili residenze negli anni ’80 e gli anziani che vivevano in alloggi sociali dotati di servizi di assistenza sono considerati inquilini. Singapore sta costruendo comunità integrate, cosiddette abilitate, in cui i residenti sono concittadini che contribuiscono a una società resiliente.

Pertanto l’assistenza a lungo termine dovrebbe essere diversificata, enfatizzando per quanto possibile l’importanza della casa e di una comunità con possibilità multi-generazionali, con ambienti progettati per le persone anziane e l’accesso a cure flessibili e di alta qualità, che riflettono le molte e differenziate modalità di invecchiare descritte dalle traiettorie funzionali. Gli operatori sanitari ed assistenziali del settore devono essere valorizzati e in primis ricevere una migliore formazione, una migliore retribuzione e un percorso di carriera strutturato che rifletta i loro ruoli importanti e altamente qualificati.

Le RSA e strutture simili dovrebbero essere l’ultima risorsa, indispensabile quando le cure domiciliari non sono più attuabili.

Il modo disumanizzante con cui i malati di COVID-19 sono stati gestiti nelle RSA non ha tenuto conto degli obiettivi della medicina di prolungare la vita e di consentire alle persone di vivere la vita nel senso più completo e con la miglior qualità e sicurezza. Il sistema di assistenza a lungo termine in molti paesi è inadeguato alle esigenze dei pazienti anziani e deve essere reinventato. (da Lancet, 2020)



Il problema più evidente della medicina delle persone anziane è di essere fortemente legata alla assistenza formale e informale e a processi curativi e terapeutici, farmacologici e non farmacologici, che devono essere continui nel tempo realizzandosi molto spesso in setting diversi; inoltre vi operano molteplici figure professionali e non che non sempre sono coordinate ed integrate nella loro attività così che non tendono allo stesso obiettivo che dovrebbe essere  la miglior qualità della vita della persona anziana

La documentazione clinica e anche sociale deve o dovrebbe essere unica, informatizzata ed avvalersi di punti di riferimento importanti e qualificati come la valutazione multidimensionale geriatrica, la fragilità clinica, i farmaci assunti, le capacità a volgere le attività giornaliere (ADL),  e altre terapie nel tempo; gli strumenti e le risorse per realizzare questo apparantemente semplice progetto operativo dovrebbero essere fornito dal sistema sanitario nazionale e regionale (è la rete formativa della scuola di specializzazione) anche attraverso le scuole di specializzazione che fanno riferimento alla scuola di medicina che notoriamente si avvalgono di reti formative che comprendono strutture sanitarie e servizi della sanità regionale. E’ indispensabile che il personale sanitario che opera nel settore conosca i molteplici problemi e bsogni dell’ anziano; questo quasi sempre presenta variabile grado di multimorbilità e fragilità (clinical frailty scale) che nel tempo cambiano anche in rapporto alle cure appropriate, all’ambiente di vita, alla riabilitazione/riattivazione,  alla sua resilienza, alle capacità cognitive.

Purtroppo il corso di laurea del personale sanitario e anche le scuole di specializzazione dell’ area medica non prestano adeguata attenzione ai setting più popolati della sanità che sono le cure primarie e le cure intermedie. La transitional care deve essere conosciuta per essere migliorata; se ne è parlato tanto, ma i miglioramenti operativi sono deludenti: il coordinamento e la continuità dell’assistenza tra strutture sanitarie durante un passaggio da un setting sanitario all’altro o verso il domicilio rimane di scarsa qualità così come il coordinamento e la continuità dell’assistenza sanitaria. Le sedi di tale processo includono ospedali, strutture di cura sub-acuta e post-acuta, la casa del paziente, le cure primarie e specialistiche e le strutture di assistenza a lungo termine; -si basa su un piano di assistenza e sulla disponibilità di operatori sanitari ben addestrati e competenti nella cura del paziente cronico e che dispongono di informazioni aggiornate sugli obiettivi, le preferenze e lo stato clinico del paziente; – comprende gli aspetti logistici (ad es per il rientro al domicilio), l’educazione del paziente e della famiglia e del caregiver.

I Geriatri e la SIGG devono essere finalmente consapevoli del loro ruolo importante e della grande responsabilità nei confronti di tanti cittadini spesso oggetto di soluzioni  ageistiche; l’adeguamento dei servizi sanitari ai bisogni effettivi dei malati anziani è priorità da affrontare anche con un’attenta prevenzione delle esacerbazioni delle malattie croniche; si ha l’impressione che le cure ospedaliere, così come sono oggi concepite, forniscano un alibi alla modesta organizzazione ed efficienza delle cure extraospedaliere che richiedono continuità e un attrezzato anche tecnologicamente sistema di long-term care, persistentemente precario in Italia . l pronto soccorso dovrebbero fare riferimento ai dati della banca dati (da costruire con urgenza) che contiene i dati dei pazienti per  proporre pertanto la collocazione dell’anzian nel setting curaivo assistenziale più corretto.

L’ epoca interminabile del Geriatra che opera prevalentemente se non esclusivamente nell’ Ospedale dovrebbe finire.



Di fragilità nell’ anziano si parla da decenni, ma le conoscenze teoriche e pratiche non sono state ancora trasferite nella realtà quotidiana.

Il termine è introvabile nelle documentazioni cliniche in attesa di una codifica nel sistema ICD che tarda a venire.

 

Si veda: SIGG come utilizzare i dati forniti dalla valutazione della fragilità



In periodo Covid alcune proposte vogliono l’ ultrasettantenne in lockdown .

Da un lato si insiste sulla attività fisica adatta per la popolazione anziana che sempre più diffusamente è in una condizione di SOLITUDINE dannosa per tanti anziani. Mancano provvedimenti utili .

Nell’ allegato la prof L Fried ( descrisse per prim la fragilità) propone soluzioni al problema

 

vedi:  Fried tradotta (2) 3



Le decisioni del Governo  sulla Sanità nel post-Covid (Decreto Rilancio Salute) saranno in grado di migliorare anche l’ assistenza e le cure della popolazione anziana ?

L’analisi della Corte dei Conti sui sistema sanitario italiano è chiara: la concentrazione delle cure nei grandi ospedali verificatasi negli ultimi anni e il conseguente impoverimento del sistema di assistenza sul territorio, divenuto sempre meno efficace, ha lasciato la popolazione italiana “senza protezioni adeguate” di fronte all’emergenza Covid.

La crisi sanitaria, spiega la Corte, ha messo in luce anche, e soprattutto, i rischi insiti nel ritardo con cui ci si è mossi per rafforzare le strutture territoriali, a fronte del forte sforzo operato per il recupero di più elevati livelli di efficienza e di appropriatezza nell’utilizzo delle strutture di ricovero.  Direi che non sono prese in considerazione le residenze per anziani di vario tipo, comprese le RSA; nelle quali la mortalità da Covid è stata molto elevata (si parla del 50% della mortalità totale). https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/sars-cov-2-survey-rsa-rapporto-3.pdf

Il report  della Corte dei Conti  afferma: “Se aveva sicuramente una sua giustificazione a tutela della salute dei cittadini la concentrazione delle cure ospedaliere in grandi strutture specializzate riducendo quelle minori che, per numero di casi e per disponibilità di tecnologie, non garantivano adeguati risultati di cura, la mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate, sottolineano i magistrati contabili.
Se fino ad ora tali carenze si erano scaricate non senza problemi sulle famiglie, contando sulle risorse economiche private e su una assistenza spesso basata su manodopera con bassa qualificazione sociosanitaria (badanti), finendo per incidere sul particolare individuale, esse hanno finito per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta”.*

A giudizio della Corte, è  “sempre più evidente che una adeguata rete di assistenza sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l’unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo. L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto”.

Una attenzione a questi temi si è vista nell’ultima legge di bilancio con la previsione di fondi per l’acquisto di attrezzature per gli ambulatori di medicina generale, “ma essa dovrà essere comunque implementata superata la crisi, così come risorse saranno necessarie per gli investimenti diretti a riportare le strutture sanitarie ad efficienza”. Non si specificano le strutture sanitarie anche se le RSA rientrano nelle cure intermedie.
La Corte dei Conti ha poi evidenziato la “fuga” di medici dall’Italia per mancanza di posti e bassi stipendi.  In base ai dati Ocse negli ultimi 8 anni, sono oltre 9.000 i medici formatisi in Italia che sono andati a lavorare all’estero. Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia sono i mercati che più degli altri hanno rappresentato una soluzione “alle legittime esigenze di occupazione e adeguata retribuzione quando non soddisfatte dal settore privato nazionale”.   Una condizione che, sottolineano i magistrati contabili, “pur deponendo a favore della qualità del sistema formativo nazionale, rischia di rendere le misure assunte per l’incremento delle specializzazioni poco efficaci, se non accompagnate da un sistema di incentivi che consenta di contrastare efficacemente le distorsioni evidenziate”.

L’intero investimento sulla sanità del Decreto rilancio, approvato ieri in Consiglio dei ministri, è pari a 3,25 miliardi di euro. Il potenziamento della sanità territoriale è la prima voce di questo “Rilancio salute” che ridisegna il Servizio sanitario nazionale dopo la prima fase dell’emergenza coronavirus.

Per il territorio l’investimento complessivo è pari a 1 miliardo e 256 milioni di euro e finanzierà assistenza domiciliare, rete territoriale e Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), monitoraggio domiciliare, strutture territoriali di isolamento, attività di infermieri di famiglia e assistenti sociali.

Assistenza domiciliare:  1,325 miliardi serviranno per far crescere sul territorio, con personale dedicato, le azioni terapeutiche e assistenziali domiciliari. L’assistenza ai pazienti ultra 65 enni passerà dagli attuali 610.741, pari al 4 per cento della popolazione over 65, a 923.500, pari al 6,7 per cento. Un tasso che porta l’Italia al di sopra della media Ocse, attualmente del 6 per cento. Sono raddoppiati i servizi per la popolazione minore di 65 anni: si andrà dagli attuali 69.882 assistiti a domicilio, pari allo 0,15 per cento della popolazione under 65, a 139.728, pari allo 0,3 per cento. Le risorse stanziate per il personale e i servizi sono di 733.969.086 euro.

Rete territoriale e Usca: in tutte le Regioni e le Province autonome verrà potenziata l’attività di sorveglianza attiva a cura dei Dipartimenti di prevenzione, in collaborazione con i medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta. Viene disposto l’incremento dei controlli nelle residenze sanitarie assistite (Rsa), anche attraverso la collaborazione di medici specialisti. Sul territorio sarà aumentata la funzionalità delle Usca, deputate al supporto dei servizi di assistenza domiciliare, anche reclutando al loro interno medici specialisti ambulatoriali convenzionati. Risorse stanziate per personale e servizi: 61 milioni di euro.

L’infermiere di quartiere : è previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, per potenziare l’assistenza domiciliare integrata ai pazienti in isolamento domiciliare e ai malati cronici, disabili, persone con disturbi mentali o in situazioni di fragilità. Con questo obiettivo viene introdotta la figura dell’infermiere di quartiere, 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti, anche a supporto delle Usca. Risorse stanziate per le nuove assunzioni: 332.640.000 euro. Si aumenta inoltre, con 10 milioni di euro, la disponibilità del personale infermieristico a supporto degli studi di medicina generale, per fronteggiare l’emergenza.

Monitoraggio domiciliare: per una maggiore sorveglianza sanitaria domiciliare sarà potenziato il monitoraggio, anche attraverso l’uso di App di telefonia mobile. Tutto ciò permetterà di coordinare al meglio i servizi d’assistenza necessari ai pazienti, che riceveranno in dotazione anche i saturimetri per misurare i livelli di ossigenazione, e di individuare subito un eventuale peggioramento clinico di un assistito a domicilio o in una residenza alberghiera, mettendo in moto una tempestiva ospedalizzazione. A questo scopo saranno attivate centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e la telemedicina. Sono state stanziate risorse per personale, infrastrutture e strumentazioni pari a 72.271.204 euro.

Assistenti sociali: per la valutazione complessiva dei bisogni dei pazienti e l’integrazione con i servizi socio-sanitari, le Usca saranno integrate dalla figura degli assistenti sociali regolarmente iscritti all’Albo professionale. Risorse stanziate: 14.256.000 di euro.

Strutture territoriali di isolamento : laddove per applicare le misure di isolamento domiciliare e di quarantena, o per ospitare pazienti dimessi dagli ospedali, sia necessario disporre temporaneamente di immobili alternativi al domicilio privato, Regioni e Province autonome potranno stipulare contratti d’affitto con strutture alberghiere o di tipologia analoga. Verranno stanziati fondi per infermieri, operatori tecnici assistenziali, sanificazione, formazione del personale alberghiero, lavanderia, manutenzione delle strutture per un totale di  32.497.693 euro.

Riorganizzazione  della rete ospedaliera: è il secondo pilastro del ‘Rilancio Salute’, sostenuto nel Dl Rilancio da un investimento complessivo pari a 1 miliardo e 467 milioni. Priorità: garantire un’assistenza pronta e adeguata ai pazienti più gravi che necessitano cure intensive. Filo conduttore delle misure previste: la creazione, il mantenimento o l’implementazione di percorsi rigorosamente distinti per pazienti Covid o non Covid. Ecco il dettaglio degli interventi, spiegati dal ministero della Salute. 

a)Terapie intensive e ospedali mobili: si consolidano  stabilmente 3.500 posti in più in Terapia intensiva. Si passa da un numero di 5.179 (pre-emergenza) a 8.679, con un incremento del 70 %. A questi si aggiunge la predisposizione alla Terapia intensiva, con la sola implementazione di ventilazione meccanica e monitoraggio, di 2.112 posti letto di terapia semintensiva. Inoltre si aggiungono 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in 4 strutture movimentabili, pronte per essere allestite in breve tempo nelle zone ad accresciuto fabbisogno. Questo porta la disponibilità di terapie intensive a 11.091 posti letto speciali, +115 per cento rispetto alla disponibilità in pre-emergenza.    

b) Terapie semintensive: si incrementano stabilmente su tutto il territorio nazionale anche 4.225 posti letto di terapia semintensiva, di cui il 50 per cento prontamente convertibile: potranno essere trasformati immediatamente in vere e proprie postazioni di rianimazione con la sola integrazione di apparecchiature di ventilazione e monitoraggio.  

c) Pronto soccorso: i prontosoccorso e Dea saranno ristrutturati e riorganizzati, prevedendo la separazione delle strutture (Covid e no-Covid), l’acquisto di attrezzature, la creazione di percorsi distinti per i malati Covid-19 e di aree di permanenza per i pazienti in attesa di diagnosi.  

d) Covid-Ambulance: saranno acquistati mezzi di soccorso ad alto biocontenimento, da utilizzare per trasferimenti di pazienti Covid-19, per dimissioni protette o per trasporti interospedalieri. Prevista anche la dotazione di personale dedicato con medico, infermiere e autista-barelliere.  

Riguarda il personale il terzo capitolo dell’operazione “Rilancio salute”. Gli interventi previsti dal Dl Rilancio per supportare i professionisti del Servizio sanitario nazionale dopo la fase più acuta della crisi coronavirus. Un investimento complessivo pari a 526 milioni di euro così ripartiti, spiega il ministero della Salute.

 Incentivi al personale : è previsto l’incremento delle risorse per straordinari del personale ospedaliero, indennità contrattuali, produttività e risultato. Risorse stanziate: 190 milioni di euro. Altri 241 milioni serviranno per assunzioni di altro personale.

Poi il problema della Formazione medico-sanitaria:  avrebbe dovuto indicare  anche target specifici considerando che  COVID-19 ha avuto la sua massima gravità nelle RSA delle regioni del Nord e soprattutto in Lombardia; sso   prevede per ora l’  incremento di 4.200 borse di specializzazione in area medica. In particolare saranno aumentate le borse in Anestesia e rianimazione, Medicina d’urgenza, Pneumologia, Malattie infettive e loro specialità equipollenti.  Si noti l’ assenza della Geriatria anche se può  essere inclusa nelle “specialità equipollenti”.

La popolazione italiana e soprattutto gli anziani non hanno usufruito  di mezzi di protezione adeguati di fronte all’emergenza Covid; ci sono state omissioni? Questo punto non è stato adeguatamente affrontato nel decreto “Rilancio Salute “ così come  la carenza cronica e protratta di kit per la diagnosi con tampone orofaringeo di infezione da Coronavirus2019.

 

  (da La Repubblica,  modificato)

 

 

 

 



La mortalità nelle RSA o  residenze sanitarie assisitite durante COVID-19 è stata molto elevata:  circa il 50% dei morti è rappresentato da anziani ospiti di strutture.

La realtà dei risultati faceva ritenere che importanti decisioni dovevano essere prese per migliorare la qualità delle cure e la sicurezza degli ospiti delle RSA: invece nulla è per ora deciso dal governo e dalla sanità pubblica. Incredibile

 

vedi RSA come saranno maggio 20


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