Come giustificare che in fisiologia umana nel corso di laurea di Medicina l’invecchiamento non sia argomento didattico?
È un paradosso : i futuri medici vengono formati su un modello biologico che rappresenta solo una frazione della loro futura pratica clinica.
La conferma proviene anche dal disallineamento tra Editoria Accademica e Realtà Demografica
Il vuoto nei trattati istituzionali di fisiologia (pensa a monumenti sacri come il Guyton & Hall, il Silverthorn o il Berne & Levy) è emblematico. Il capitolo sull’invecchiamento, quando presente, è spesso relegato a un’appendice o a brevi accenni di “invecchiamento d’organo” alla fine dei singoli capitoli, trattato quasi come un danno collaterale o un’anomalia statistica, anziché come il destino biologico intrinseco di ogni sistema vivente.
Questo scollamento si regge su tre cortocircuiti principali:
Inerzia dei testi guida globali: i grandi manuali di fisiologia (principalmente di concezione anglosassone) aggiornano lentamente le loro impalcature strutturali. Il mercato editoriale medico tende a replicare format collaudati decennio dopo decennio.
La contraddizione epidemiologica: oggi la stragrande maggioranza dei pazienti cronici, dei multimorbidi e dei soggetti a cui il medico prescriverà terapie complesse è in età avanzata. Studiare la fisiologia dell’adulto giovane e poi pretendere di comprendere la farmacocinetica, la risposta allo stress chirurgico o lo scompenso d’organo di un ottantenne senza conoscere le basi dell’omeostenia e del declino della riserva funzionale è un salto nel buio.
Mancanza di un framework integrato: manca nei manuali di base un capitolo trasversale sulla biogerontologia funzionale (es. i segni dell’aging a livello cellulare, mitocondriale e sistemico) che spieghi perché il rene, il cuore o il sistema nervoso a ottant’anni rispondono in modo qualitativamente e quantitativamente differente agli stimoli.

La  medicina moderna è ormai quasi interamente medicina dell’età anziana e della cronicità; la fisiologia dovrebbe smettere di considerare l’aging una parentesi e assumerlo come il contesto biologico principale in cui la malattia si manifesta.  Si spera che questa impostazione sia oggetto di dibattito accademico. L’aumento dell’aspettativa di vita e i progressi della biogerontologia stanno spingendo diverse facoltà a integrare la fisiologia dell’invecchiamento e della longevità direttamente nei corsi di base.

Comprendere come la riserva funzionale declina nel tempo prima della comparsa delle patologie è infatti essenziale per definire il confine tra invecchiamento fisiologico e patologico e per promuovere la salute lungo tutto l’arco della vita.

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